De l’esistenza de l’anima (l’essere)

Prima ho riletto, il mio post su cosa è la filosofia, ad un certo punto leggevo che la filosofia difatti non può definire l’essere, o meglio può dire cosa fa l’essere ma non cosa esso sia…
(Riprendo a scrivere da qui dopo circa 7 mesi tra l’altro usando il cellulare… siate quindi indulgenti per qualche refuso che potrebbe esserci)
Forse non è così impossibile definire l’essere, innanzitutto dobbiamo spiegarci l’essere è qualcosa o non esiste, cioè ha senso definire l’essere?
Che cosa distingue gli uomini dalle cose? Certo non la materia, anche loro son fatte di atomi. Che cosa distingue gli uomini dagli animali? Certo non la vita anche loro respiriamo. Cosa abbiamo noi di speciale, l’intelligenza mi si dirà, ma cos’è l’intelligenza? È la capacità di comprendere le cose, di compiere delle azioni in modo voluto e con lo scopo di manipolare gli eventi e non subirli, di essere consapevoli insomma. La consapevolezza è l’essere… su un blog che parlava di mindfullness ho letto che l’affermazione di Cartesio “penso quindi sono” è sbagliata noi non siamo i nostri pensieri ma i pensieri sono nostri… quindi l’affermazione corretta dovrebbe essere “io sono quindi penso”. Noi siamo ciò che sta all’origine dei pensieri, ciò che è dietro il Pensiero (e penso che anche Cartesio intendesse questo..
Ritenendo i pensieri un indizio della nostra esistenza ma non l’esistenza).
Ma che cosa c’è dietro i pensieri, gli animali pensano? La risposta pare essere affermativa… allora cosa ci distingue da loro… forse solo la consapevolezza, ma non intesa come capacità di riconoscerci come individui, perché anche alcune specie evolute di mammiferi è stato dimostrato che si riconoscono allo specchio, quanto piuttosto la nostra capacità di riflettere su noi stessi, di essere appunto coscienti di se ogni momento, di domandarci chi siamo e cos’ è l’essere… ma la consapevolezza è un attribuito fondamentale dell’essere o è l’essere stesso? Qui sta il nocciolo della questione… se fosse l’essere stesso l’essere paradossalmente esisterebbe e non esisterebbe… perché non sempre noi riflettiamo su noi stessi a volte viviamo di automatismi, in questa visione la causa coincide con la conseguenza, e l’essere non sarebbe che una semplice abilità dell’intelletto umano dell’evoluzione. Personalmente non proponendo per quest’ipotesi, la considero un pò improbabile, perché mi domando ad un certo punto un animale dovrebbe sviluppare la capacità di essere consapevole riflessivamente di sé? Quale sarebbe l’utilità evolutiva? Gli permetterebbe forse di cacciare più prede? O di difendersi meglio dai predatori? Personalmente ritengo che questa sia una caratteristica innata nella specie umana, magari in un dato periodo l’essere è entrato nell’animale pre-uomo donandogli la consapevolezza… ne consegue che l’essere è qualcosa di diverso dalla consapevolezza, quest’ultima risulta quindi essere la conseguenza, forse la prima e più importante… la prima emanazione diretta dall’essere dalla quale derivano tutte le abilità superiori umane. In questa visione l’essere somiglia moltissimo al concetto di Anima… mentre la consapevolezza in un certo senso è la parola dell’anima o se vogliamo il pensiero, è l’unica emanazione diretta dell’essere-anima quindi noi sappiamo di essere perché siamo consapevoli, cioè perché l’anima pensa a se stessa, quando siamo consapevoli sentiamo la nostra anima. Cartesio allora non aveva tutti i torti in fondo potremmo dire “son consapevole quindi sono”.

PAROLARIO 2013: INTERVISTA AL FILOSOFO ANDREA BOTTANI

argomento da approfondire

eidoteca

AndreaBottani

Intervista a cura di Andrea Pollastri

Gentile professor Bottani, nell’introduzione al suo intervento per l’edizione di Parolario 2013, troviamo questo interessante quesito:

Immaginiamo che la vita mentale di un ciabattino venga interamente trasferita nella testa di un re e che tutti i ricordi, le esperienze e le aspettative del re diventino la vita mentale del ciabattino”.

Secondo John Locke si tratterebbe di un caso in cui due persone hanno cambiato il loro corpo.

  1. E’ sufficiente la continuità psicologica per assicurare la nostra persistenza nel tempo? 
  2. Le persone sono puri flussi di coscienza?

Andrea Bottani: Credo che le domande 1) e 2) possano essere trattate insieme. Fu Locke a sostenere per primo che la nostra persistenza nel tempo non sia la persistenza di una sostanza (materiale come il corpo o immateriale come l’anima) ma piuttosto la continuità della nostra coscienza.

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PAROLARIO 2013: INTERVISTA AL FILOSOFO SALVATORE VECA

molto interessante questo articolo sulla filosofia…

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Veca intervista Parolario

Intervista a cura di Andrea Pollastri

Gentile Professor Salvatore Veca, vorrei iniziare questa intervista facendole leggere l’ intervento di un giovane filosofo, Diego Fusaro, alla domanda da parte di un giornalista circa l’utilità di una laurea in filosofia, dello studio e della pratica della filosofia.

Dice Diego Fusaro: «Quando mi chiedono “a cosa serve” una laurea in filosofia, rispondo: “a non fare domande come queste”. E se dico che faccio il filosofo – che è quello che faccio, filosofo e storico della filosofia – per molti è come se dicessi che faccio l’astronauta: la reazione è tra l’incredulità e la supponenza. Perché questo luogo comune che sia una materia inutile, oltre che sbagliato, è duro a morire. E non per caso: oggi chi mette in discussione il sistema è una figura scomoda». Cosa ne pensa?

La risposta di Diego Fusaro alla leggendaria domanda a proposito dell’utilità della filosofia è appassionata…

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Come si dovrebbe fare Filosofia?

La mia irriverenza sta toccando livelli stellari :), dopo essermi permesso di chiedermi a cosa serve la filosofia, voglio ora indagare su come si dovrebbe correttamente filosofare…

Premessa d’obbligo… non posso permettermi di considerarmi o di presentarmi come un filosofo, almeno da un punto di vista accademico o scientifico… ma solo come come un bambino affascinato da tanti maestri che hanno scritto della sapienza e dell’uomo… e per quest’amore per la filosofia e per questi grandi maestri mi viene da alzare la mano e proporre alcune domande… come un alunno svogliato interessato per un momento da alcune nozioni dell’insegnante.

Mi domando, ricollegandomi a quanto detto nel precedente post a cosa serve la filosofia,
se oramai non ha più senso occuparsi di scienza e di psicologia solo con la filosofia, ma dobbiamo principalmente proporci di capire come raggiungere la Felicità che sia vera ed autentica attraverso una modalità coerente a questo fine che chiameremo Etica.
Come deve avvenire ciò?
In questi mesi sto leggendo con piacere molte delle opere dei grandi pensatori del passato e del presente, il loro pensiero e modo di esprimere i concetti è meraviglioso in alcuni casi leggerli è un idillio e diletto per la mente.

Tuttavia non nascondo che tradurre i più importanti concetti espressi nella storia… non è cosa semplice, a volte risulta molto complesso e non sempre son sicuro di esserci riuscito appieno, quindi ritengo che se la filosofia è una via per la felicità, a volte la sua decodifica non è semplice, come se la semplicità divulgativa non fosse un elemento primario.

Ma se abbiamo detto che la filosofia è uno strumento che permette all’uomo di raggiungere la felicità (forse è un pò riduttivo definirlo uno strumento… ma semplifico solo per comodità… ) e se l’etica è il mezzo atto a questo fine, è corretto porre ostacoli ulteriori a quelli che la vita pone già in essere? ritengo di no, quindi a mio parere occorre che la filosofia cerchi di semplificare il modo in cui comunica all’uomo.

Oggi e negli ultimi secoli i scrittori hanno scritto per un élite, poi era compito di questa élite culturale assorbire i concetti e filtrarli e diffonderli alla società… ma perché non provare a renderli comprensibili immediatamente, perché avvalersi di un filtro sociale… il filoso a mio modo di vedere deve essere attivo nella diffusione del suo pensiero ad un pubblico sempre più vasto, deve contribuire a sviluppare senso critico nei suoi interlocutori, e non provare a convincere quanto piuttosto a porre domande e possibili risposte ad interrogativi aiutando gli astanti a far proprie le sue risposte, oppure a trovare risposte alternative in modo metodologicamente corretto…. deve essere sempre pronto a ridefinire i propri concetti, non deve escludere che una verità possa essere manifestata da chi apparentemente sembra essere un improbabile filosofo.

Quindi lo scopo della filosofia deve essere in primis quello di insegnare o meglio di condividere le nostre opinioni con gli altri, per verificarle e renderle fruttuose, ma non deve essere statica ma dinamica, nel senso che la filosofia deve andare incontro all’uomo e non l’uomo verso di essa. E ovvio che magari certi concetti arriveranno all’uomo attraverso l’Arte, la Letteratura o il Cinema… ma queste arti non possono da sole diffondere concetti, il filosofo deve provare ad arrivare all’Uomo…

Leggendo quello che scrivo mi viene da pensare a quello che forse è stato il primo grande filosofo SOCRATE, la sua maiuetica, il suo interrogare continuamente l’interlocutore, il suo cercare di dialogare con un linguaggio semplice verso chiunque e il suo porsi come saggio ignorante sembrano sposare a pieno questa mia visione, ho cercato un pò su internet e forse per mia colpa non ho trovato nessuna corrente filosofica che si rifaccia o si sia rifatta direttamente a Socrate (come sono esistiti i neo platonici, i neo kantinai o hegeliani) forse perchè Socrate è il filosofo per antonomasia e tutti i filosofi sono Socratici (e non solo i suoi diretti discepoli come Platone), ma non sò se tutti abbiano mai sposato pienamente le sue idee… con la maggiore irriverenza possibile mi piacerebbe appartenere a una filosofia che amerebbe chiamarsi Neosocratica… sono consapevole della mia impertinenza assoluta, ma del resto io non sono un filosofo mi diverto a parlare di queste cose e quindi nella mia ignoranza e incompetenza ritengo che il pensiero socratico ancora oggi possa ritenersi attuale… la sua volontà di insegnare un metodo, di dialogare con chiunque, di accettare che la verità sulla vita possa essere emessa anche da chi non ne ha “titolo” la ritengo un’approccio corretto… poi vorrò sicuramente approfondire Socrate come filosofo magari gli dedicherò un post.

Vorrei infine fare un ultima precisazione, quando parlo di verità, non parlo di verità assoluta o verità matematica (la prima propria della religione la seconda della scienza) quanto piuttosto come quei concetti che allo stato in cui li formuliamo e considerando tutte le conoscenze che ci sono possibili ci risultano i migliori per raggiungere una vita felice, (e per conoscenze intendo anche le verità matematiche che apprendiamo e religiose che accettiamo). Questa mia definizione mi pare che elimini ogni dubbio sulla non immutabilità di queste verità e anzi a mio parere il filosofo dovrebbe sempre essere alla ricerca di opinioni diverse da confrontare con le proprie…

Beh ci son tate altre cose che vorrei scrivere ma la mia irriverenza oggi per oggi è stata abbastanza.

A cosa serve la filosofia?

Oggi, io l’ultimo dei dilettanti o l’ultimo per importanza di coloro che si cimentano o meglio si dilettano nell’arte del filosofare mi pongo una domanda alquanto irriverente, ma a cosa serve la filosofia? Per prima cosa cerchiamo di capire cos’è la filosofia?
La nostra amica Wiki vediamo ci dice:
“Lfilosofia (dal greco φιλοσοφία, composto di φιλεῖν (philèin), “amare”, e σοφία (sophìa), “sapienza”, ossia “amore per la sapienza”)[2] è un campo di studi che si pone domande e riflette sul mondo e sull’uomo, indaga sul senso dell’essere e dell’esistenza umana e si prefigge inoltre il tentativo di studiare e definire la natura, le possibilità e i limiti della conoscenza.

Prima che un campo speculativo, la filosofia fu una disciplina che assunse anche i caratteri della conduzione del “modo di vita”, ad esempio nell’applicazione concreta dei principi desunti attraverso la riflessione. In questa forma, essa sorse nell’antica Grecia.[3]

A rendere complessa una definizione univoca della filosofia concorre il dissenso tra i filosofi sull’oggetto stesso della filosofia: alcuni orientano l’analisi della filosofia verso l’uomo e i suoi interessi così come viene esposto nell’Eutidemo di Platone, per cui essa sarebbe «l’uso del sapere a vantaggio dell’uomo».[4]

Nel prosieguo della storia della filosofia altri autori che seguono questa opinione sono per esempio Cartesio («Tutta la filosofia è come un albero, di cui le radici sono la metafisica, il tronco è la fisica, e i rami che sorgono da questo tronco sono le altre scienze, che si riducono a tre principali: la medicina, la meccanica e la morale, intendo la più alta e la più perfetta morale, che presupponendo una conoscenza completa delle altre scienze, è l’ultimo grado della saggezza»),[5] Thomas Hobbes,[6] e Immanuel Kant, il quale, definisce la filosofia come «scienza della relazione di ogni conoscenza al fine essenziale della ragione umana».[7]

Altri pensatori ritengono che la filosofia debba puntare alla conoscenza dell’essere in quanto tale secondo un percorso che, fatte le debite differenze, va dagli eleati[8] sino adHusserl e Heidegger.”

Quindi fondamentalmente quando la filosofia è nata aveva come scopo primario quello di “conoscere tutto ciò che circonda l’uomo” cioè era un viaggio nella conoscenza tout court.

Ma oggi avrebbe senso per la filosofia, indagare sull’origine dell’universo o sulla composizione dei materiali e di come essi interagiscono? Ovviamente no… da essa e oramai da secoli si è emancipata la moderna scienza ed il metodo scientifico…

Quindi epurata dalla scienza la filosofia dovrebbe essere essenzialmente  occuparsi di come l’uomo pensa, e di perchè esso pensa? beh  oltre che la scienza dalla filosofia si sono anche emancipate le neuroscienze e la psicologia che indagano nei meccanismi della mente.

Cosa resta, l’ontologia, cioè cosa è l’essere? cosa siamo noi? ma siamo sicuri che a questa domanda può dare una risposta la nostra ragione? l’essere che esiste può giustificare perchè esiste?
Il motivo e la natura dell’esistenza devono essere qualcosa di altro rispetto all’esistenza in sè e quindi inconoscibile dall’esistenza, una risposta può essere solo ipotizzata dalla filosofia, ma sarebbe una risposta soggettiva non oggettivabile, l’unica cosa certa è che l’esistenza è, ma non sappiamo cosa essa sia, possiamo sapere in cosa consista praticamente, cosa fa, come si comporta, come interagisce, quali sono le sue proprietà, sapere cosa è l’esistenza e come chiedersi “che cosa è è?” La ragione dell’esistenza è il limite inferiore dell’infinito… se l’essere e l’io sono l’infinito, questo si tratta di un infinito con un inizio, un infinito creato nel tempo… il definire l’essere per la filosofia è come capire cosa c’era prima del “big bang” per la fisica…. l’autoindagine dell’essere su cosa sia l’essere e come svuotare un secchio d’acqua con un bicchiere immerso nel secchio senza farlo emergere mai in superficie, cioè è il bichiere si riempie d’acqua ma non se ne può mai svuotare, può cambiare l’acqua all’interno del bicchiere, ma l’acqua all’interno del secchio resta sempre la stessa… l’unico risultato che avremmo è di aver mosso un pò d’acqua, per svuotare il secchio dobbiamo fare emergere il bicchiere dal secchio e svuotare l’acqua al di fuori di esso, quindi, tornando all’essere, dovremmo diventare non essere per definire l’essere ma questo ci è impossibile… l’essere è una condizione che non si può abbandonare e che non si può capire se non essendolo.

Forse le neuroscienze potrebbero un giorno definire come le connessioni neurali divengono autocoscienza… ma non potranno osservare l’autocoscienza in sè ma solo i suoi effetti fisici (elettricità) e saremmo sempre al punto di partenza…
Quindi la definizione dell’essere può avvenire solo al di fuori dall’essere da un ente che sia contemporaneamente non essere per guardare dall’esterno l’essere e essere per comprendere l’essere, ergo può essere rivelata (metafisica-religione) o scoperta (scienza) ma essendo ciò che c’è prima inosservabile dall’essere, come detto, ciò esclude la scienza… quindi dobbiamo solo sperare nella religione… ma in ogni caso non nella filosofia.

Quindi impelagarsi in una simile discussione finisce per essere inconcludente per la filosofia stessa…

Allora cosa resta? l’Etica! cos’è l’Etica se non il corretto modo di comportarsi… ovvero il modo dell’essere, ma l’essere è un incognita (x) quindi l’etica è il modo di x inoltre il modo di cosa e per cosa? quindi l’etica è il modo di x per x? tuttavia con il fine siamo più fortunati che con l’essere, il fine dell’essere può essere la massimizzazione dei benefici connessi alla sua esistenza in quanto tale… ovvero la felicità, la vera felicità… tra l’altro poter definire il modo in cui raggiungiamo un fine e quale sia questo fine ci permette di capire come siamo… cioè ci permette di realizzarci come individui tutti esistiamo allo stesso modo, ma siamo in modi diversi… (Marco è una brava persona, Giuseppe è furbo) quindi a mio pare il compito della filosofia, è occuparsi di quel che può definire e quindi il fine dell’uomo, capire quindi quale sia il suo vero fine ovvero la vera felicità e il modo in cui la si raggiunge utilizzando a tale scopo tutti gli strumenti della ragione o rivelati.

L’Ateismo la religione del non senso

Oggi, vorrei affrontare brevemente un argomento che spesso mi sovviene, quello dell’Ateismo.

La mia posizione, nel rispetto della libertà di ogni individuo, contesta la razionalità del punto di vista ateo, ovvero meglio la presunta maggiore razionalità di questa posizione rispetto al teismo, ovvero verso coloro che credono al cosi detto disegno intelligente.

La mia contestazione non è nel merito ma nel metodo, ovvero, spesso gli atei si professano tali in nome della scienza e del metodo scientifico, ebbene che cos’è il metodo scientifico? leggiamo wiki:

Il metodo scientifico è la modalità tipica con cui la scienza procede per raggiungere una conoscenza della realtà oggettiva, affidabile, verificabile[2] e condivisibile. Esso consiste, da una parte, nella raccolta di evidenze empiriche attraverso l’osservazione e l’esperimento; dall’altra, nella formulazione di ipotesi e teorie da sottoporre al vaglio dell’esperimento per testarne l’efficacia. Nel dibattito epistemologico si assiste in proposito alla contrapposizione tra i sostenitori del metodoinduttivo e quelli del metodo deduttivo.

Quindi abbiamo che un ipotesi per essere tale deve essere sottoposta ad un esperimento che ne verifichi l’attendibilità.

Quindi lavoriamo sull’Ipotesi creazione dell’Universo, ad oggi ove è arrivata la fisica?

Esistono varie teorie, ma nessuno ancora comprovabile, sicuramente due delle teorie sono:1 teoria del caos e del caso (in breve tutto è frutto di un processo caotico e casuale) 2 teoria del disegno intelligente (dietro alla creazione c’è una precisa volontà guida)

Volendo tralasciare alcuni aspetti che pure vorrò approfondire come il principio antropico e l’alta improbabilità accertata che in un universo casuale venga a crearsi un pianeta come la terra, l’alta improbabilità che in questa si formi la vita l’alta che in questa ancora vi sia forma di vita composta, e l’altissima improbabilità che all’interno di questa ve ne sia una intelligente.Resta il fatto che vi sono due ipotesi inverificate, una delle quale, quella del caso, secondo chi vi scrive è la più improbabile tra le due.

Avendo  quindi due teorie inverificate abbiamo che i teisti nel credere in Dio compiono un atto di fede, ma anche gli Atei nel credere nel caso compiono un atto di fede, ergo sono entrambe due religioni, il paradosso è che l’Ateismo per negare la religione deve necessariamente divenire una religione esso stesso al fine di sopperire all’inverificabilità della sua fonte, il caso.

quindi facendo un giochino Aristotelico potremmo dire:
L’Ateismo nega la religione
L’Ateismo è una religione
L’Ateismo nega se stesso

Per concludere possiamo dire che forse l’unica posizione veramente scientifica è quella gnostica che si astiene si dal dare una risposta ma resta aperta ad entrambe le ipotesi in attesa di verificarle.

Io da come si capisce ho sposato la tesi teista, quindi compio un atto di fede, ma la mia tesi risulta se non altro coerente con se stessa e razionale almeno più di quella ateista…

tutto qui era un breve intervento poi approfondiremo in altri post i punti toccati

per ora vi saluto

notte.

Simposio

Qualche settimana fa ho letto il Simposio di Platone…

Un libro devo dire molto interessante… in definitiva l’Autore provava a definire attraverso un dialogo tra personaggi cosa era l’Amore…

In conclusione Platone fa dire a Socrate che l’Amore è un demone (non come lo intendiamo noi ma in quanto divinità minore) figlio della dea della povertà e del dio dell’espediente  ( che noi chiameremo dell’arte dell’arrangiarsi)  Questa definizione lasciava un pò interdetti i protagonisti della storia, almeno inizialmente…

Platone definendo questa natura dell’amore non lo voleva svilire ma, a suo parere, voleva esaltarne lo scopo. Secondo Platone l’Amore non è altro che un alleato dell’uomo e una specie di enzima che facilità i processi, che permette all’uomo di ottenere la felicità attraverso l’ottenimento dell’immortalità mediante il perseguimento della virtù che l’uomo percepisce sensibilmente come il bello.

Mi spiego meglio… secondo Platone gli dei che sono immortali e virtuosi non hanno bisogno di avere la felicità perchè già la hanno, mentre gli uomini se non ne sentono realmente la mancanza potrebbero accontentarsi della loro condizione, perchè magari non sanno cosa è la felicità e non ti può mancare ciò che non sai esistere.

Per Platone gli uomini sono resi infelici dalla loro mortalità… e sarebbero destinati a perire nell’infelicità… ma ecco che a loro fianco compare un prezioso alleato, il demone amore appunto che mette in contatto l’Uomo con l’Immortalità, esso agisce con gli strumenti datigli dai genitori attraverso: il senso di privazione (della povertà) quando amiamo qualcuno o qualcosa vorremmo fortemente averla, e attraverso la sagacia e l’ostinazione per cercare di ottenerla (l’espediente).
Gli uomini più elementari si accontentano di avere l’immortalità attraverso il volere il possesso di corpi belli e la riproduzione… e qui che entra in gioco un altro elemento fondamentale di una schema platonico, la bellezza…
In questo caso la bellezza è intesa non come apparenza, ma come coincidente con qualcosa di giusto di virtuoso, ed esiste una scala di bellezza… quella più bassa è quella apparente, mentre quella più alta è quella della mente e della virtù, attraverso la quale la mente dell’Uomo si illumina e si eleva ottenendo l’immortalità… la scala potrebbe essere più o meno la seguente:

La bellezza del corpo : Amore per le donne : immortalità dei geni

La bellezza del pensiero : Amore per la filosofia : Immortalità della mente

La bellezza della virtù : Amore per la virtù : Immortalità dell’anima-illuminazione della mente

Quindi questo schema dice che l’amore è una strumento non un fin, un facilitatore.

La mia personale opinione non coincide ovviamente con questa illustre opera, (dico ovviamente perchè leggendo i miei precedenti post lo si può capire facilmente)

La mia idea è che definire l’Amore uno strumento, un facilitatore è riduttivo, sarà che io son fedele alla religione dell’Amore estremo ma non riesco a condividerlo.

A mio parere la diversità sta nel concetto di amore, per Platone l’amore è fondamentalmente l’eros legato alla sensibilità dell’essere umano che lo avverte con il corpo… mentre quello che io definisco amore è quello che i primi cristiani definiscono agape (amore disinteressato) il donarsi… se vogliamo per Platone l’amore è uno strumento che attraverso l’attrazione del bello ci ottiene l’immortalità, per me l’Amore è la vera natura spirituale dell’uomo che è anche la natura di Dio, noi aprendoci ad esso ci eleviamo, in definitiva è l’Amore stesso l’elevazione dell’Uomo… interessante a tal proposito la definizione che trovo su Wiki di Agape:

Sul piano filosofico passò invece a indicare l’amore spirituale, come superamento dell’eros che è l’amore di attrazione tra uomo e donna.[11] Mentre inPlatone l’eros è un amore di tipo ascensivo, animato dalla bramosia di possedere l’oggetto amato, vissuto come esigenza di completamento e bisogno di appropriarsi di ciò che a noi manca, l’agape è la risposta di Dio a un tale desiderio, e consiste nella scoperta apparentemente paradossale che solo nel dono di sé l’eros può approdare alla meta tanto anelata, giungendo a infinita e totale soddisfazione

 

notte sman