Simposio

Qualche settimana fa ho letto il Simposio di Platone…

Un libro devo dire molto interessante… in definitiva l’Autore provava a definire attraverso un dialogo tra personaggi cosa era l’Amore…

In conclusione Platone fa dire a Socrate che l’Amore è un demone (non come lo intendiamo noi ma in quanto divinità minore) figlio della dea della povertà e del dio dell’espediente  ( che noi chiameremo dell’arte dell’arrangiarsi)  Questa definizione lasciava un pò interdetti i protagonisti della storia, almeno inizialmente…

Platone definendo questa natura dell’amore non lo voleva svilire ma, a suo parere, voleva esaltarne lo scopo. Secondo Platone l’Amore non è altro che un alleato dell’uomo e una specie di enzima che facilità i processi, che permette all’uomo di ottenere la felicità attraverso l’ottenimento dell’immortalità mediante il perseguimento della virtù che l’uomo percepisce sensibilmente come il bello.

Mi spiego meglio… secondo Platone gli dei che sono immortali e virtuosi non hanno bisogno di avere la felicità perchè già la hanno, mentre gli uomini se non ne sentono realmente la mancanza potrebbero accontentarsi della loro condizione, perchè magari non sanno cosa è la felicità e non ti può mancare ciò che non sai esistere.

Per Platone gli uomini sono resi infelici dalla loro mortalità… e sarebbero destinati a perire nell’infelicità… ma ecco che a loro fianco compare un prezioso alleato, il demone amore appunto che mette in contatto l’Uomo con l’Immortalità, esso agisce con gli strumenti datigli dai genitori attraverso: il senso di privazione (della povertà) quando amiamo qualcuno o qualcosa vorremmo fortemente averla, e attraverso la sagacia e l’ostinazione per cercare di ottenerla (l’espediente).
Gli uomini più elementari si accontentano di avere l’immortalità attraverso il volere il possesso di corpi belli e la riproduzione… e qui che entra in gioco un altro elemento fondamentale di una schema platonico, la bellezza…
In questo caso la bellezza è intesa non come apparenza, ma come coincidente con qualcosa di giusto di virtuoso, ed esiste una scala di bellezza… quella più bassa è quella apparente, mentre quella più alta è quella della mente e della virtù, attraverso la quale la mente dell’Uomo si illumina e si eleva ottenendo l’immortalità… la scala potrebbe essere più o meno la seguente:

La bellezza del corpo : Amore per le donne : immortalità dei geni

La bellezza del pensiero : Amore per la filosofia : Immortalità della mente

La bellezza della virtù : Amore per la virtù : Immortalità dell’anima-illuminazione della mente

Quindi questo schema dice che l’amore è una strumento non un fin, un facilitatore.

La mia personale opinione non coincide ovviamente con questa illustre opera, (dico ovviamente perchè leggendo i miei precedenti post lo si può capire facilmente)

La mia idea è che definire l’Amore uno strumento, un facilitatore è riduttivo, sarà che io son fedele alla religione dell’Amore estremo ma non riesco a condividerlo.

A mio parere la diversità sta nel concetto di amore, per Platone l’amore è fondamentalmente l’eros legato alla sensibilità dell’essere umano che lo avverte con il corpo… mentre quello che io definisco amore è quello che i primi cristiani definiscono agape (amore disinteressato) il donarsi… se vogliamo per Platone l’amore è uno strumento che attraverso l’attrazione del bello ci ottiene l’immortalità, per me l’Amore è la vera natura spirituale dell’uomo che è anche la natura di Dio, noi aprendoci ad esso ci eleviamo, in definitiva è l’Amore stesso l’elevazione dell’Uomo… interessante a tal proposito la definizione che trovo su Wiki di Agape:

Sul piano filosofico passò invece a indicare l’amore spirituale, come superamento dell’eros che è l’amore di attrazione tra uomo e donna.[11] Mentre inPlatone l’eros è un amore di tipo ascensivo, animato dalla bramosia di possedere l’oggetto amato, vissuto come esigenza di completamento e bisogno di appropriarsi di ciò che a noi manca, l’agape è la risposta di Dio a un tale desiderio, e consiste nella scoperta apparentemente paradossale che solo nel dono di sé l’eros può approdare alla meta tanto anelata, giungendo a infinita e totale soddisfazione

 

notte sman

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2 thoughts on “Simposio

  1. Non condivido la tua visione, del amore, ma trovo questa tua sintesi del libro con pensiero annesso davvero interessante complimenti!

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